09 luglio 2009

Dio Bono


mtv.it al primo dei due concerti italiani di Bono & Co

U2: ALIENI A SAN SIRO!
Che fosse l'evento rock dell'anno, era un dato di fatto. L'attesa spasmodica - per quanto ingombrante - non poteva però calcolare l'onda emotiva del semplice ritrovarsi di fronte a un palco... Una vera e propria 'navicella spaziale' che invade maestosamente il manto erboso dello Stadio Meazza di Milano, intorno e dentro alla quale si ammassa una folla adorante e pacifica: un colpo d'occhio travolgente e indimenticabile, nonostante la Musica non sia ancora cominciata. Non ci sono foto o riprese che tengano: questo è uno spettacolo da vedere (leggi: vivere) dal vivo. Assolutamente. A TrecentoSessantaGradi!
Mentre allo Staples Center di Los Angeles si consuma la celebrazione per l'addio ufficiale al Re del Pop - il compianto Michael Jackson - nel Capoluogo Lombardo 80.000 anime si sono date appuntamento alla corte di 'Dio Bono', come inneggia uno dei tanti striscioni venuti a salutare gli U2. Il quartetto irlandese è giunto in Italia per onorare le uniche due date nel BelPaese del '360° Tour', entrambe ospitate dal sempre bellissimo San Siro e 'sold out' da mesi. Un arrivo funestato da previsioni metereologiche infami (nonostante il calendario reciti 'Martedì 7 Luglio') e una giornata effettivamente cominciata sotto un diluvio che ha messo in ginocchio traffico e trafficanti. Sarà stata la Magia della Musica (complice la buona performance offerta dagli Snow Patrol come support act) o chissà quale atto propiziatorio, a ogni modo alle 21:15 il catino dell'impianto sportivo milanese è asciutto e pronto a ricevere l'esplosione gioiosa di suoni, luci e colori ordita da Bono, The Edge, Adam e Larry. E' proprio il batterista a entrare per primo in scena, attraversando in solitaria l'infinito ponte che lo porta ai suoi tamburi: la potenza del suo battito chiama a raccolta i compagni, che salgono on stage da botole a scomparsa. Ed è subito festa.
Si comincia con ben quattro estratti dal più recente album "No Line On The Horizon", un concentrato impressionante di forza (hard) rock che stende i presenti, in barba all'imposizione del Comune di Milano che - sulla spinta degli abitanti (benestanti e influenti) della zona - ha fissato a 80 decibel il tetto massimo delle emissioni sonore... Questo è un movimento tellurico appassionante e benefico, altroché! Come da abitudine, Bono gigioneggia e attraversa con la proverbiale sicurezza da rockstar le passerelle che lo portano a camminare sopra le teste dei fan più fedeli. E così, si avvera la volontà di un altro striscione che vuole 'Bono Papa', il sermone è in agguato: "Sono tempi duri, senza lavoro. Noi non possiamo risolverli ma possiamo darvi la più bella notte della vostra vita: quando il futuro è incerto, è più prezioso. Il cuore è un fiore che nasce nella roccia". E via con "Beautiful Day".
Il miracolo degli U2 si avvera quando partono le note storiche di "I Still Haven't Found What I'm Looking For", quando il cuore degli ottantamila si fonde in un'unico coro e un urlo irresistibile sottolinea il 'mash up' con il ritornello di "Stand By Me". Subito dopo nasce spontanea la dedica a Jacko, che incarna a perfezione "Angel Of Harlem" e il mix con "Man In The Mirror" e "Don't Stop 'Til You Get Enough".
Family Time: l'ingresso in scena di Memphis Eve - seconda nata in Casa Hewson - è il richiamo per un 'happy birthday' unico, in cui perdersi catarticamente. Per i suoi 18 anni c'è una coppa di champagne e un gioiello intitolato "Party Girl": e scusate se è poco... Papà Bono è orgoglioso della sua bella e ricorda affettuoso la prima (e sinora ultima) apparizione della figlia su un palco: "Aveva tre anni..."
Ancora Storia. Ancora Emozioni. Per "The Unforgettable Fire" lo schermo a imbuto che sovrasta il centro della scena si espande a dismisura in mille esagoni: un cono infinito di led il cui fascino alieno riporta alla mente esperienze da "Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo". Non a caso, la setlist vuole che ora siano le "City Of Blinding Lights" a far tremare gli spalti di San Siro di un'epica abbagliante che si infrange nel biancore stridente di "Vertigo". Un boato devastante, che si trasforma nella danza tribale di "I'll Go Crazy If I Don't Go Crazy Tonight" in cui è il basso di Mr Clayton a condurre il gioco. Curioso che dopo una tale 'orgia disco' si torni alle radici e al sociale di "Sunday Bloody Sunday", il cui proverbiale attacco coglie a sorpresa il popolo ancora impegnato a dimensarsi spensierato: di nuovo, l'unisono del fiato smuove l'aria e sortisce l'effetto di un pugno allo stomaco. E che abbia cominciato a piovere, a questo punto poco importa: c'è "Pride (In The Name Of Love)". Che il cielo faccia un po' quel che gli pare!
Il breve ma intenso cameo di "MLK" è l'occasione per ricordare la situazione in Birmania e riportare l'attenzione su Aung San Suu Kyi, la leader di un popolo oppresso da troppo tempo. Proprio in questi giorni, Aung San ha trascorso il suo 64esimo compleanno in un carcere, attendendo con dignità il verdetto del processo dovuto a una controversa violazione degli arresti domiciliari, per la quale rischia cinque anni di prigionia. "Walk On" è per lei: una truppa di uomini e donne sfila intorno alla band, portando sul viso il volto della Suu Kyi mentre sugli schermi si levano colombe di pace.
Potremo ascoltare mille e mille volte l'intro di chitarra di "Where The Streets Have No Name" e non stancarcene mai. Allo stesso modo, mai dovremo annoiarci di combattere la schiavitù, sotto qualsiasi forma essa si presenti: un messaggio che neppure i più cinici potranno contestare. Un monito perfettamente in sincrono con l'imminente G8 di L'Aquila, per il quale "chiedere al vostro Presidente del Consiglio di mantenere le promesse (sottoscritte e non ancora assolte) di sostenere i poveri della terra. Insieme si può fare, siamo ancora in tempo". Un corpo e una voce sola. "One", appunto. "Please, Join Us": iscriviti a one.org.
Benedetti U2. Straordinari U2. Mitici U2.
Rivedervi è sempre un piacere, nel bene e nel male.

U2 - '360° Tour'
SETLIST MILANO 7 LUGLIO 2009

Breathe
No Line On The Horizon
Get On Your Boots
Magnificent
Beautiful Day
I Still Haven't Found What I'm Looking For
Angel Of Harlem
Party Girl
In A Little While
Unknown Caller
The Unforgettable Fire
City Of Blinding Lights
Vertigo
I'll Go Crazy If I Don't Go Crazy Tonight
Sunday Bloody Sunday
Pride (In The Name Of Love)
MLK
Walk On
Where The Streets Have No Name
One
Ultraviolet (Light My Way)
With Or Without You
Moment Of Surrender
MTV.it

03 luglio 2009

il buio oltre la siepe


da Repubblica.it

le idee

Ora l'italia è più cattiva
Variando Pietro Nenni ("Da oggi siamo tutti più liberi") il governo ieri ci ha dichiarati tutti più sicuri. Da ieri, siamo tutti più insicuri, più ipocriti e più cattivi. Più insicuri e ipocriti, perché viviamo di rendita sulla fatica umile e spesso umiliata degli altri.
Infermieri e domestiche e badanti di vecchi e bambini, quello che abbiamo di più prezioso (e di prostitute, addette ad altre cure corporali), e lavoratori primatisti di morti bianche, e li chiamiamo delinquenti e li additiamo alla paura.
Ci sono centinaia di migliaia di persone che aspettano la regolarizzazione secondo il capriccio dei decreti flussi, e intanto sul loro lavoro si regge la nostra vita quotidiana, e basta consultare le loro pratiche di questura per saperne tutto, nome cognome luogo di impiego e residenza, nome e indirizzo di chi li impiega.
La legge, vi obietterà qualcuno, vuole colpire gli ingressi, non chi c'è già: non è vero. La legge vuole e può colpire nel mucchio. È una legge incostituzionale, non solo contro la Costituzione italiana, ma contro ogni concezione dei diritti umani, e punisce una condizione di nascita - l'essere straniero - invece che la commissione di un reato. Dichiara reato quella condizione anagrafica. Ci si può sentire più sicuri quando si condanna a spaventarsi e nascondersi una parte così ingente e innocente di nostri coabitanti? Quando persone di nascita straniera temano a presentarsi a un ospedale, a far registrare una nascita, a frequentare un servizio sociale, o anche a rivolgersi, le vittime della tratta, ad associazioni volontarie e istituzionali (forze di polizia comprese) impegnate a offrir loro un sostegno. Quando gli stranieri temano, come avviene già, mi racconta una benemerita visitatrice di carceri, Rita Bernardini, di andare al colloquio con un famigliare detenuto, per paura di essere denunciato? Lo strappo che gli obblighi della legge e i suoi compiaciuti effetti psicologici e propagandistici provoca nella trama della vita quotidiana non farà che accrescere la clandestinità, questa sì lucrosa e criminale, di tutti i rapporti sociali delle persone straniere. È anche una legge razzista?
Si gioca troppo con le parole, mentre i fatti corrono. Le razze non esistono, i razzisti sì. Questa legge prende a pretesto i matrimoni di convenienza per ostacolare fino alla persecuzione i matrimoni misti, ostacola maniacalmente l'unità delle famiglie, fissa per gli stranieri senza permesso di soggiorno una pena pecuniaria grottesca per la sua irrealtà - da 5 a 10 mila euro, e giù risate - e in capo al paradosso si affaccia, come sempre, il carcere. Carcere fino a tre anni per chi affitti una stanza a un irregolare: be', dovremo vedere grandiose retate. Galera ripristinata - bazzecole, tre anni - a chi oltraggi un pubblico ufficiale: la più tipicamente fascista e arbitraria delle imputazioni. Quanto alle galere per chi non abbia commesso alcun reato, salvo metter piede sul suolo italiano, ora che si chiamano deliziosamente Centri di identificazione e di espulsione, ci si può restare sei mesi! Sei mesi, per aver messo piede.
Delle ronde, si è detto fin troppo: e dopo aver detto tanto, sono tornate tali e quali come nella primitiva ambizione, squadre aperte a ogni futuro, salvo il provvisorio pudore di negar loro non la gagliarda partecipazione di ammiratori del nazismo, ma la divisa e i distintivi.
Tutto questo è successo. Ogni dettaglio di questo furore repressivo è stato sconfessato e accantonato nei mesi scorsi, spesso per impulso di gruppi e personalità della stessa maggioranza, e gli articoli di legge sono stati ripetutamente battuti nello stesso attuale Parlamento introvabile. È bastato aspettare, rimettere insieme tutto, e nelle versioni più oltranziste, imporre il voto di fiducia - una sequela frenetica di voti di fiducia - e trionfare. Un tripudio di cravatte verdi, ministeriali e no, con l'aggiunta di qualche ex fascista berlusconizzato. (Perché non è vero che il berlusconismo si sia andato fascistizzando: è vero che il fascismo si è andato berlusconizzando). La morale politica è chiara. Il governo Berlusconi era già messo sotto dalla Lega ("doganato": si può dire così? Doganato dalla Lega). Ora un presidente del Consiglio provato da notti bianche e cene domestiche è un mero ratificatore del programma leghista. Ma la Chiesa cattolica, si obietterà, ha ripetuto ancora ieri il suo ripudio scandalizzato del reato di clandestinità e la sua diffidenza per le ronde e in genere lo spirito brutale che anima una tal idea della sicurezza. Appunto. Berlusconi è politicamente ricattabile, ma non da tutti allo stesso modo. Dalla Lega sì, dalle commissioni pontificie no, perlomeno non da quelle che si ricordano che il cristiano è uno straniero.
Un ultimo dettaglio: le carceri. Mai nella storia del nostro Stato si era sfiorato il numero attuale di detenuti: 64 mila. Dormono per terra, da svegli stanno ammucchiati. La legge riempirà a dismisura i loro cubicoli. Gli esperti hanno levato invano la loro voce: "Le carceri scoppiano, c'è da temere il ritorno della violenza, un'estate di rivolte". Può darsi. Ma non dovrebbe essere lo spauracchio delle rivolte, che non vengono, perché nemmeno di rivolte l'umanità schiacciata delle galere è oggi capace, a far allarmare e vergognare: bensì la domanda su quel loro giacere gli uni sugli altri, stranieri gli uni agli altri. La domanda se questi siano uomini.
Adriano Sofri
3 luglio 2009

26 giugno 2009

neda


da Liberazione del 24 giugno 2009

Iran: sostegno alla rivolta, non a Mousavi
L'Iran, dal 12 giugno, è scosso da manifestazioni senza precedenti. Migliaia di giovani e non solo, sono scesi in piazza contro elezioni secondo loro truccate, sfidando persino i divieti della guida suprema e la certezza della brutale repressione. Sono motivati da un desiderio di cambiamento che va ben al di là delle promesse del candidato Mousavi, impropriamente definito moderato o riformista dai media occidentali. Media dalla memoria corta, o proprio senza memoria. Mousavi, il "moderato", non è un personaggio esterno al regime degli Ayatollah, ma una delle sue varianti. E' stato primo ministro negli anni 80, quelli della repressione del regime khomeinista nei confronti delle forze politiche di opposizione, secolari, laiche e progressiste. Fra questi i comunisti, decimati, fucilati a migliaia dal "moderato" Mousavi. E' stato il primo ministro che ha gestito l'affare Iran-Contras. Per questo viene spacciato come moderato, in quanto la categoria di moderato, in occidente, si applica a coloro i quali sono disponibili a fare affari, non alla democrazia o alla libertà, variabili del tutto dipendenti dagli interessi delle potenze occidentali, che si applicano a seconda dei casi. Vedasi i "moderati" Mubarak, Ben Ali, o i governanti Sauditi.
Le elezioni iraniane, per tentare di fare un esempio improprio, ma che dà il senso delle distanze reali fra i due maggiori contendenti alla Presidenza della Repubblica, assomiglierebbero ad una scelta, in Italia, fra Gasparri e Schifani. A voi la scelta su chi definire riformista o moderato tra i due. Varrebbe la pena di farsi massacrare per uno dei due? No, evidentemente. E' quindi ben altro ciò che muove questa rivolta, che sfugge di mano anche a chi magari pensava di usarla per un regolamento di conti interno al regime.
Fra i Palazzi del potere della Repubblica islamica si è aperto uno scontro che sullo sfondo delle manifestazioni di questi giorni sta ridefinendo la mappa del potere interna al regime. In cui le chiavi sono nelle mani della guida suprema, al Khameini, incalzato dal potentissimo Rasfajani, alla guida dell'assemblea degli esperti, l'organismo che potrebbe, secondo l'ordinamento della Repubblica Islamica, rimuovere Khameini. Per questo non è facile prevedere come finirà questa rivolta. Se basterà un accordo di vertice a mettere fine alle mobilitazioni, lasciando che tutto si risolva nel perimetro della teocrazia, o se le rivolte intaccheranno in modo irreversibile il carattere del regime degli Ayatollah.
Non a caso in queste ore si cerca di dividere coloro i quali manifestano per un disappunto riguardante i brogli, e coloro che, invece, definiti provocatori, aspirano ad un radicale cambiamento del regime e della sua natura teocratica. Se è vero che nelle mobilitazioni emerge una frattura anche sociale, fra la popolazione urbana, la classe media e il resto del paese, sarà il comportamento dei lavoratori, dei più poveri del Paese a decidere le sorti di questa rivolta, la più imponente dai giorni della rivoluzione ad oggi.
Lo sciopero generale è la carta che si tenterà di giocare per saldare la popolazione delle città con il resto della Persia. Non sarà semplice, poiché, come ricordava un saldatore in un reportage su Repubblica del 12 Giugno: «Voi venite da Teheran nord e non potete capire». «Ahmadinejad ha aumentato del 50% le pensioni. Mio padre ora riesce a campare con 458mila tuman (380 euro). Prima ne prendeva 270mila. Ha permesso agli artigiani di venir curati gratis in caso di infortuni sul lavoro».
Ahmadinejad inoltre è un baluardo dei militari, dei pasdaran, che hanno goduto, a scapito del clero sciita, dei benefici donati loro dal loro uomo alla presidenza. E' stato però anche protagonista di politiche economiche che hanno creato aumento dell'inflazione, della disoccupazione, producendo non pochi conflitti e resistenze in questi anni, fra cui lo sciopero dei bazari.
Ma le ragazze e i ragazzi che manifestano per le strade di Teheran, non sono mossi da forze esterne. Questa esplosione di rabbia nasce all'interno della società iraniana, una società molto più complessa e articolata di quanto si pensi. Aspirano a poter rompere la gabbia di un potere religioso che soffoca qualsiasi istanza di libertà. Di liberarsi da una democrazia controllata e da un regime in cui l'ultima parola spetta non al popolo, ma al clero.
Non si tratta, per le forze progressiste e comuniste, di schierarsi con uno o l'altro dei contendenti dello scontro elettorale. Si tratta di sostenere il popolo iraniano, nella sua legittima ribellione contro il regime teocratico.
Fabio Amato

25 giugno 2009

papi ciulo4


da L'espresso
anticipazione

Le candidate di papi
Ronzulli, Matera, Comi. Prima nelle residenze del Cavaliere tra escort e ballerine, poi elette al Parlamento europeo. Ecco come si sceglie la nuova classe politica

Tutte sono passate per villa Certosa e palazzo Grazioli. Sia le bad girls, Patrizia D'Addario e Barbara Montereale, che le angeliche Licia Ronzulli, Barbara Matera e Lara Comi. Tutte hanno partecipato alle feste leggendarie del Cavaliere ma solo poche fortunate (Ronzulli, Matera e Comi) sono arrivate all'Europarlamento.
Per cinque anni avranno uno stipendio garantito di 20 mila euro con assistenti e benefit a disposizione. Mentre le due protagoniste del sexgate barese, Patrizia D'Addario e Barbara Montereale, si sono dovute accontentare di un posticino in una lista apparentata al Pdl che correva per le comunali di Bari.
GUARDA IL VIDEO ESCLUSIVO: La festa d'agosto
GUARDA LE FOTO: le ragazze in arrivo a Olbia
Dopo aver fallito l'elezione hanno deciso di raccontare tutto a stampa e magistratura. A unire mondi così diversi in uno scenario unico però non sono stati i pm e i giornalisti ma Berlusconi in persona. È stato lui a ospitare contemporaneamente volontarie in partenza per il Bangladesh e ragazze di ritorno da una trasferta a Dubai con lo sceicco.
Nemmeno il più fervido sceneggiatore della commedia italiana avrebbe potuto immaginare a villa Certosa una comitiva che include la direttrice sanitaria destinata all'Europarlamento, Licia Ronzulli, e la mangiatrice di fuoco Siria De Fazio, più nota come la 'lesbica del Grande fratello'. Senza controllo e senza filtro, tutte hanno avuto il privilegio di entrare nelle dimore del sultano. Le bocconiane, come Lara Comi, ma anche le escort da duemila euro a notte come Patrizia D'Addario.
Persone e storie totalmente diverse che dovevano restare distinte e che invece sono state mescolate nel gran frullatore impazzito delle candidature 2009. A imbastire questa matassa che lega insieme manager, letteronze, annunciatrici, dirigenti e stelline dei reality ha contribuito l'incapacità del premier di distinguere pubblico da privato, dovere da piacere, festa e politica. Le protagoniste delle riunioni e delle cene, con le loro bugie e i loro silenzi, hanno fatto il resto.
Paradossalmente a parlare sono le escort. Mentre le ragazze 'serie' restano silenziose. E se parlano dicono bugie. La migliore allieva del Cavaliere da questo punto di vista è certamente Licia Ronzulli. Questa infermiera 34enne ha raccolto oltre 40 mila preferenze nel nord-ovest grazie anche alle indicazioni che provenivano da Roma. I coordinatori locali dicevano che se non fosse stata eletta, avrebbero perso il posto.
Quando 'L'espresso', la settimana scorsa, le ha chiesto cosa facesse sulla barca di Berlusconi il 14 agosto 2008 con altre sei giovani che non hanno nulla a che fare con la politica, lei ha risposto: "Sbaglia, non ci sono io. Ci sono tante ragazze more. Mai stata a villa Certosa. Cado dalle nuvole".
Finché un'altra amica e ospite del Cavaliere, Barbara Montereale, l'ha smentita su 'Repubblica': "A metà gennaio 2009 sono stata accolta a villa Certosa da Licia Ronzulli. È lei che organizza la logistica dei viaggi delle ragazze. Che decide chi arriva e chi parte e smista nelle varie stanze".
Invece di dimettersi all'istante l'europarlamentare-receptionist ha vergato un comunicato per annunciare querela confermando en passant che la sua parola non vale nulla: "Più di una volta, in occasione di vacanze, sono stata ospite a villa Certosa con mio marito". Del quale nelle foto non c'è traccia.
Prodiga di particolari sulle sue umili origini nel quartiere Baggio di Milano, sulla passione per il Milan, sul papà maresciallo dei carabinieri e sulle sue attività di volontariato, Ronzulli non ha mai spiegato perché sia stata incaricata dal premier di ricevere un tipino come Barbara Montereale, una ragazza madre di 23 anni pagata per mostrarsi carina con gli ospiti del Billionaire che non si tira indietro se c'è da accompagnare l'amica escort in trasferta sul panfilo dello sceicco.
Spedita in villa dall'imprenditore barese Giampaolo Tarantini, indagato per induzione alla prostituzione, è prima apprezzata da Emilio Fede, poi sistemata da Licia Ronzulli e infine gratificata dal Cavaliere con una busta con dentro diecimila euro. Montereale, che dice di non avere avuto rapporti sessuali con il Cavaliere, riconosce tra le ospiti del premier anche Carolina Marconi, reduce del Grande fratello, e Susanna Petrone, conduttrice del calcio su Mediaset. Ed è un'altra strana coincidenza.
Pochi mesi prima, il 14 agosto sulla barca del premier ritroviamo la Petrone accanto alla solita Ronzulli e alla futura protagonista del reality Mediaset: Siria. Tutte e tre all'epoca non erano note al grande pubblico. Pochi mesi dopo quella gita diverranno tutte famose ciascuna nel proprio settore.
Se si può sorvolare sui criteri di selezione delle reti televisive berlusconiane (Siria è stata segnalata agli autori del Gf dalla segreteria del premier) non si può fare lo stesso con le elezioni. Le candidature non sono casting e l'Europarlamento non un reality né tanto meno un luogo da escort, come farebbe pensare la storia raccontata da Patrizia D'Addario. La donna che ha passato la notte del 4 novembre 2008 sul lettone donato da Putin a Silvio Berlusconi, ha raccontato che pochi mesi dopo le sarebbe stata ventilata dal solito Tarantini una candidatura alle europee.
Nonostante non avesse mai nascosto di avere registrato le sue trasferte romane e nonostante tutti sapessero quale fosse il suo mestiere. Patrizia, dopo l'intervento di Veronica Lario, non è poi stata candidata per Bruxelles ma solo per le comunali con la lista 'Puglia prima di tutto', ora confluita nel Pdl.
Scelte come queste gettano un'ombra anche su candidature limpide come quella di Lara Comi. Anche lei ha avuto l'onore di essere trasportata sull'aereoFininvest in Sardegna? 'L'espresso' pubblica una serie di foto scattate il 14 ottobre 2006 all'aeroporto di Olbia nelle quali appare una donna mentre scende dal jet di Berlusconi a lei molto somigliante. Il contesto però è ben diverso dalle foto in barca. La ragazza è in compagnia di altre giovani azzurre e sembra diretta a una riunione politica non a una convention di veline.
Lara Comi, a 26 anni può vantare una laurea in Bocconi con il massimo dei voti e un impiego da manager alla Giochi preziosi, nessuno può accomunarla a una velina o a un'esperta di 'logistica'. Probabilmente il presidente l'ha aiutata a raggranellare 63 mila voti perché stima questa milanista temeraria che gli si è presentata durante una partita di calcio nel giugno del 2004.
Più oscura l'origine della scintilla scoccata tra Berlusconi e Barbara Matera. L'ex annunciatrice Rai in anni non troppo lontani non stravedeva per il suo attuale mentore. Alla fine del 2003 la letteronza della Gialappa's era diventata una delle annunciatrici di RaiUno insieme a Virginia Santjust di Teulada. In quel periodo la sua collega era legata da una relazione sentimentale ('platonica', dice lei) a Silvio Berlusconi e volava spesso a villa Certosa.
Nella foto pubblicata da 'L'espresso' a pagina 43, scattata nel settembre del 2006, si vede una ragazza in bianco che somiglia molto a Virginia scendere dall'aereo con il deputato-segretario di Berlusconi Valentino Valentini. Una scena consueta in quel periodo. Quando Virginia raggiungeva Silvio a Olbia, Barbara era costretta a coprire gli annunci del week-end su RaiUno e non poteva far visita ai genitori a Lucera, in provincia di Foggia.
In quei week end solitari si racconta anche di una breve storia sentimentale con il marito separato di Virginia, l'agente segreto Federico Armati. Da allora sono cambiate molte cose. Virginia Sanjust non è più nelle grazie del Cavaliere e non se la passa bene. Barbara Matera è fidanzata con un altro agente segreto ed è diventata la giovane promessa del Pdl.
Chissà se l'europarlamentare ricorda quei giorni lontani nei quali non lesinava critiche al Cavaliere, a Virginia e alla Rai che la trattavano da brutto anatroccolo rispetto all'amica del premier. Acqua passata. Oggi Berlusconi è dalla sua parte. Nella vita, basta sapere aspettare.
Marco Lillo
25 giugno 2009

23 giugno 2009

serie A


da l'Unità.it
articolo segnalatomi da Scoppe
foto di Amaranthus

Virzì e l'orgoglio di essere livornesi
Baci e abbracci, quando la prima cosa bella del 2009, è una notte di motori, clacson e dialetti. Paolo Virzì non ha dormito. Oggi lavora, nelle ultime ore ha sognato. «Sono stato allo stadio sabato sera, ho visto l’invasione di campo, una festa senza violenza, quasi ordinata. Siamo arruffoni, noi livornesi, ma l’altro ieri il clima era molto allegro. Non avrei mai immaginato una simile partecipazione. Non è andato a dormire nessuno, abbiamo visto l’alba insieme alla gente impazzita. Un delirio. La troupe del mio film si è livornesizzata, erano tutti sulle tribune. Macchinisti, elettricisti, comparse. Ballavano sui tavoli, ubriachi».
Toscani?
«Macchè. I romani erano scatenati. La livornesità è un’identità che si può indossare. Che accoglie chi le si affeziona, lascia un segno profondo e coinvolge i più nella riscossa di noi, eterni subalterni. E’ stato intenso. Davvero. Per un istante ogni cosa ha preso un segno diverso. Le sfighe della vita che si diradano, la febbre sciocca di veder spuntare la luce appesi a una bandiera, l’illusione di poter riparare i torti subiti».
Adesso?
«Vedremo. Ce la godiamo, senza ansie. Siamo andati in serie A con tre o quattro giocatori straordinari e una serie di simpaticissimi mestieranti come Danilevicius, con presidenti abili, mutuati dall’epopee del Borgorosso di Sordi, di Rozzi o Anconetani. Ci attrezzeremo col tempo. Intanto, c’è un’epica che si ripete. Quella della città piccola opposta alle potenze, l’ebbrezza che offre una vittoria del Senegal sulla Francia e che ci riporta a guerre da cortile, infanzie spese inseguendo un pallone, magliette al posto del palo, invenzioni, immagini perdute. Il calcio è bello per questo. E’ uno spettacolo pop che non ha perso i suoi tratti. Nonostante le mutazioni e gli attacchi esterni. In fondo, ci sono sempre una sfera che rotola e ventidue disgraziati in mutande che le corrono dietro».
Malcom Pagani
22 giugno 2009

12 giugno 2009

lo sciopero della notizia2


dal sito di Alessandro Robecchi

Libertà di stampa al TG5: “Non penserai mica che lo diciamo”!

Cosa sarebbe questo paese senza libertà di stampa! Cosa sarebbe questo paese senza editori liberi e senza giornalisti con la schiena dritta! Ecco un documento eccezionale che mostra la ineccepibile professionalità che si respira negli studi di Canale 5, la più importante tivù di papi Silvio. Gioacchino Bonsignore, solitamente animatore della rubrica "gusto" del Tg5, quando la libera stampa ci informa su sughi e padelle, è chiamato all’alto compito di occuparsi di elezioni. Un dubbio, un sussulto, un capriccio, gli fa venire in mente che potrebbe fare dei raffronti tra i voti che il suo editore ha preso alle europee del giugno 2009 e quelli che ha preso alle politiche dell’anno prima. Tranquilli, il sussulto dura pochi secondi. Poi prende piede un sano realismo: "E’ solo curiosità, non penserai mica che lo diciamo!". Ah, mi pareva! Benvenuti nel paese della libertà di stampa, dove Silvio Berlusconi fa l’editore. Il video è già stato recapitato ai principali giornali europei, così potranno dire di informarsi anche loro con le emittenti Mediaset. (grazie a http://andreaatzori.blogspot.com/).
Buona visione.
CLAMOROSO FUORIONDA ELEZIONI EUROPEE 2009: TG 5, raffronto 2008 ? solo curiosità, non lo diciamo
Alessandro Robecchi

04 giugno 2009

una risata lo seppellirà.. ?



28 maggio 2009

papi ciulo3


Dal Corriere della Sera di oggi
Italians


Noemi, quattro cose ovvie
Un pesce rosso convinto d'essere un cardinale, gli economisti che ammettono di non averci capito niente, la politica fuori dalla nomine Rai, José Mourinho che lavora gratis. Sono molte le notizie surreali che avrebbero potuto colorare questa torrida primavera, ma è toccato a una ragazzina e ai suoi bizzarri rapporti col presidente del Consiglio.

Bizzari: ecco la parola. Potete essere di destra o di sinistra, atei e cattolici, giovani o meno giovani, ma sarete d'accordo: se uno sceneggiatore avesse scritto un film con quella trama, gli avrebbero detto "Ragazzo, hai bevuto?". Invece è accaduto. Noemi, le feste, il papi, i genitori, le smentite, i fidanzati che compaiono e scompaiono. I marziani guardano giù dicendo: "E quelli strani saremmo noi?".

Quattro punti ovvii, per ridurre i litigi e provare a ragionare. Il primo: la frequentazione tra un settantenne e una diciassettenne - al di là del ruolo di lui - è insolita. La famiglia Letizia non sembra stupita, decine di milioni d'italiani sì. Una spiegazione plausibile ancora non l'hanno avuta. Se tanti lavorano di fantasia, a Palazzo Chigi non possono stupirsi.

Ovvietà numero due. Alcune affermazioni del protagonista sono state smentite. "L'ho sempre vista coi genitori": poi Noemi - ma cosa s'è fatta? era così carina! - salta fuori alla festa del Milan, sbuca al galà della moda, compare in Sardegna. Per cose del genere, nelle altre democrazie, i potenti saltano come tappi di spumante. Noi siamo più elastici - succubi, rassegnati, distratti, disinformati: scegliete voi l'aggettivo - ma un leader politico, perfino qui, dev'essere credibile.

Ovvietà numero tre. Le abitudini e le frequentazioni di Silvio B. riguardano solo Veronica L. (che peraltro s'è già espressa con vigore sul tema)? Be', fino a un certo punto. Il Presidente del Consiglio guida una coalizione di governo che organizza il Family Day, mica il Toga Party o il concorso Miss Maglietta Bagnata. Michele Brambilla - vicedirettore del "Giornale", bravo collega e uomo perbene - spiega che, per il mondo cattolico, contano le azioni politiche, non i comportamenti coerenti. Io dico: mah!

Ovvietà numero quattro. L'opposizione, in tutte le democrazie, cerca i punti deboli dell'avversario, soprattutto alla vigilia delle elezioni. Dov'è lo scandalo, qual è la novità? Se Piersilvio s'indigna, non ha idea di cosa avrebbe passato suo padre in America, in Germania o in Gran Bretagna (dov'è inconcepibile che i capi di governo possiedano televisioni). Non solo in questi giorni: negli ultimi quindici anni.
Bene: quattro cose ovvie, in attesa di sviluppi. Intanto s'è insediato quietamente il governo Letta. Qualcuno che coordini ci vuole. C'è da lavorare, e il Capo è altrove.
Beppe Severgnini

26 maggio 2009

lo sciopero della notizia


da ilmanifesto.it

Mediaset in sciopero
bella notizia (oscurata)

Udite udite. E diffondete. Forse è l'unico modo per permettere a questa notizia di raggiungere più orecchie possibile: i lavoratori di Mediaset sono in sciopero. Difendono i loro salari e chiedono che vengano ripristinate le "normali relazioni sindacali". Ma oggi devono prima di tutto lottare contro il silenzio. La loro astensione dal lavoro, infatti, sembra non interessare a nessuno. Di loro non parlano neanche le agenzie di stampa. Paradossale ma vero: accade "qualcosa" - qualcosa di inedito, c'è da dire - nella più grande azienda di comunicazione italiana, e i protagonisti faticano a bucare lo schermo. Ma tant'è, a Berluscolandia.
I fatti: Cgil, Cisl e Uil hanno indetto per oggi uno sciopero dei lavoratori della Videotime di Roma. La Videotime è la società licenziataria di Mediaset-Rti che lavora nei centri di produzione "Palatino" e "Elios". Qui vengono registrati programmi molto seguiti: dal Tg5 a Matrix a Forum. I lavoratori della Videotime si occupano anche del programma "Uomini e Donne" di Maria De Filippi, che però viene registrato a Cinecittà. Si tratta dei tecnici, della parte di produzione, dei parrucchieri, dei truccatori, dei sarti9. Insomma, di tutto il personale che serve per mettere in piedi un programma. Ebbene, dall'anno scorso sono tempi di magra. Mediaset dice di essere in crisi (ricavi netti nell'anno 2008: +9%, utile netto: +14,3%) e per questo stringe la cinghia: niente più diaria per gli esterni, fermi i passaggi di livello, diminuzione dei premi di produzione, azzeramento della politica retributiva. Questo è quanto denunciano i sindacati: "Un esempio - spiega Roberto Crescentini, delegato fistel-Cisl della Rsu di Videotime - sabato registriamo Matrix. I lavoratori hanno chiesto di lavorare in straordinario. Ma l'azienda ha chiesto ai parrucchieri solo quattro ore di lavoro, e non sette. Alla domanda: perché? La risposta è stata: l'azienda è in crisi. Figurarsi - dice Crescentini - noi siamo i primi a non voler affossare l'azienda e a capire che è in corso una grave crisi economica e finanziaria. Ma Mediaset è in crisi?". La domanda è pertinente, visto che, racconta Crescentini: "Alla puntata di Forum in cui era ospite Barbara D'Urso, Mediaset ha pagato un parrucchiere 1.700 euro. Come anche viene pagato tutti i giorni un parrucchiere per la conduttrice Rita Dalla Chiesa, ad un prezzo che ci pare esorbitante, visto il momento: 700 euro". Insomma, dicono i lavoratori, se bisogna fare sacrifici che li facciano tutti.
Secondo il dato dei sidnacati lo sciopero è andato benissimo: l'adesione ha sfiorato il tetto del 95%. Ultima chicca: il Comitato di redazione del Tg5 ha inviato un comunicato di solidarietà ai lavoratori di Videotime. Il comunicato, a quanto pare, doveva essere letto durante l'edizione odierna. Ma è stato stoppato. Ci sono notizie più importanti.
Fuoripagina

25 maggio 2009

papi ciulo2


articolo da Repubblica.it
immagine da
brindaconpapi.blogspot.com

il post sulle DIECIDOMANDE qui
le RIVELAZIONI DELL'EX DI NOEMI sempre su Repubblica.it qui


Sui giornali esteri sempre spazio alle 10 domande poste da "Repubblica"
Così la stampa internazionale chiede al premier di rispondere
Stupore per la mancata solidarietà al nostro giornale
di ALESSIA MANFREDI
ROMA - Il primo ad occuparsene è stato il Times londinese di Rupert Murdoch, poi il caso delle dieci domande poste da Repubblica a Silvio Berlusconi sul suo rapporto con la diciottenne Noemi Letizia, rimaste senza risposta, ha fatto il giro della stampa estera.

Dalla Gran Bretagna alla Spagna ad altri paesi, autorevoli quotidiani hanno mostrato il loro sostegno a Repubblica, appoggiandone l'inchiesta e la fermezza nel richiedere risposte da parte del presidente del Consiglio perché sia fatta chiarezza, e sottolineando il silenzio e l'ira del premier. In un'intervista a Repubblica, il direttore di Die Zeit, Giovanni Di Lorenzo, ha detto che insultare un quotidiano "in Germania provocherebbe l'immediata solidarietà di tutti gli altri media, indipendentemente dal loro orientamento politico". Al caso sono stati dedicati diversi articoli e commenti. Ecco i principali.

"Public Duty and Private Vendetta", The Times, 18 maggio 2009. Le lamentele di Silvio Berlusconi, che si ritiene vittima di diffamazione, non hanno alcun senso, si legge nell'editoriale non firmato del Times, che, secondo la tradizione anglosassone, riflette l'opinione della direzione del giornale. Le domande di Repubblica, continua il Times, non sono un'intrusione nella vita privata, ma sono legate al suo ruolo di politico e magnate dei media. E l'attacco di Berlusconi al giornale è un tentativo di intimidire il dissenso. (L'ARTICOLO)

"In praise of La Repubblica", The Guardian, 23 maggio 2009. Anche il Guardian dedica un editoriale al caso, intitolato, semplicemente, "Elogio a La Repubblica". "Nonostante rumori minacciosi da parte di Silvio Berlusconi, il principale quotidiano di centro-sinistra si è rifiutato di smettere di chiedere risposte alle 10 domande poste al premier circa la sua relazione con una adolescente napoletana, Noemi Letizia", si legge nel testo, che insiste sul diritto della stampa in una società democratica a fare domande e conclude: "Repubblica sta facendo una battaglia solitaria e merita sostegno". (L'ARTICOLO)

"Papi, en la encrucijada", El Pais, 20 maggio 2009. "Papi, al crocevia" titola il commento del quotidiano spagnolo, che ripercorre l'origine della crisi, dalle dichiarazioni di Veronica Lario, sottolineando l'anomalia di Berlusconi, capo del governo, "editore del maggior gruppo mediatico del Paese", il suo controllo quasi totale della informazione televisiva, fino alle domande di Repubblica, seguite da ira e silenzio. Sarebbe salutare per la democrazia italiana, argomenta El Pais, "che Berlusconi prendesse carta e penna e spiegasse al mondo perché lo chiamano papi". (L'ARTICOLO)

"How one newspaper's shameful questions have rattled Silvio Berlusconi", The Observer, 24 maggio 2009. Il giornale inglese ripercorre in un lungo articolo l'intera vicenda Noemi, le domande "vergognose" di Repubblica che hanno innervosito il presidente del Consiglio, provocato una dura reazione da parte della stampa di destra, e innescato gli insulti del premier al cronista di Repubblica. (L'ARTICOLO)

"Les questions sur les starlettes font enrager Silvio Berlusconi", La Tribune de Geneve, 16 maggio 2009. E' un Silvio Berlusconi "sull'orlo di una crisi di nervi" quello che se la prende con il principale quotidiano di Roma, secondo il quotidiano svizzero. Le domande di Repubblica, per far luce sulle molte zone d'ombra sono rimaste senza risposta perché il Cavaliere ha invocato il complotto, si legge sul quotidiano.(L'ARTICOLO)

(25 maggio 2009)


gli AGGIORNAMENTI a quest'articolo qui

21 maggio 2009

soprattutto i ricchi piangono


dal Venerdì di Repubblica del 17 aprile 2009
di Curzio Maltese


L’Italia del fisco, dove i ricchi sono i pensionati
Lo sciopero fiscale è stata la minaccia preferita dall’opposizione di destra contro i governi Prodi. Se oggi esistesse un’opposizione vera, per prima cosa dovrebbe agitare la minaccia opposta. Ovvero, una lotta senza quartiere agli scioperanti del fisco, che sono milioni e nella stragrande maggioranza votano a destra. Lo sciopero fiscale è infatti la condizione normale e perenne di un pezzo d’Italia, che campa alle spalle dell’altra metà onesta.
La pubblicazione annuale delle dichiarazioni dei redditi, da parte dell’Agenzia delle entrate, fornisce un quadro di crescente illegalità di massa. L’ultima, relativa all’anno 2006, dipinge l’Italia come una nazione di morti di fame. Un italiano su tre non raggiunge la soglia tassabile dei 10mila euro di reddito lordo annuo, uno su due non arriva a 15mila. Per fortuna esistono i pensionati, che se la spassano alla grande con 16.100 euro di reddito medio, nonché gli operai, gli insegnanti, gli impiegati statali e altre nicchie di benessere che sfondano il muro dei 21mila. Esiste poi una piccola manciata di nababbi che denuncia 150mila euro lordi l’anno. Grazie a queste poche categorie lo Stato riesce a sopravvivere.
Il 78 per cento degli introiti fiscali, con i quali si fanno funzionare scuole, ospedali e si finanziano le opere pubbliche proviene dai lavoratori dipendenti. Com’è giusto, perché mentre operai e pensionati navigano nell’oro, ci sono milioni di professionisti, imprenditori e lavoratori autonomi che stanno tirando la cinghia nelle file delle mense della Caritas.
Albergatori che racimolano in media 6-7mila euro al mese, ristoratori e commercianti all’ingrosso fermi a 6mila, meccanici e idraulici ridotti a vivere con meno di 400 euro al mese. Se la cavano i poveri tassisti, che superano (di poco) i mille al mese, i gioiellieri che sfiorano i duemila. Immobiliaristi e petrolieri, con 4mila euro lordi al mese, possono aspirare a un tenore di vita modesto. Come si vede, in Italia sono soprattutto i ricchi a piangere.
Una doverosa precisazione nei confronti degli evasori, in genere assai suscettibili. L’idea di denunciarli in massa è uno scherzo. L’unica volta che in Italia s’è provato a pubblicare l’elenco nominativo delle dichiarazioni dei redditi c’è stata l’insurrezione popolare, la condanna unanime, dai vescovi a Beppe Grillo. La probabilità che un evasore sia colpito da un accertamento è circa una in novant’anni.
Si continuerà a dare la caccia alle colf, ai lavativi statali, agli esosi maestri: i soliti poveri cristi.
Curzio Maltese

15 maggio 2009

occhio all'otto per mille!!



Dal sito www.occhiopermille.it
L'unica campagna informativa sul funzionamento dell'Otto per Mille dell'UAAR


L'otto per mille ci costa un occhio
Probabilmente pensi che, quando fai la scelta per l'otto per mille, l'otto per mille delle tue tasse vada a chi decidi tu.

Sbagliato!

Lo Stato ogni anno raccoglie l'IRPEF e ne mette l'otto per mille in un calderone. Sembra una quota piccola, ma in realtà sono molti soldi: circa un miliardo di euro. Questi soldi vengono poi ripartiti a seconda delle scelte che sono state espresse: insomma la tua firma conta come un voto e ha lo stesso valore di quella degli uomini più ricchi d'Italia, un Berlusconi o un Moratti.

Queste sono state le scelte nella dichiarazione dei redditi del 2000 (ultimi dati pubblicati dal Ministero):
Nessuna scelta 60,40%
Chiesa Cattolica 34,56%
Stato 4,07%
Valdesi 0,50%
Ebrei 0,16%
Luterani 0,12%
Avventisti 0,10%
Assemblee di Dio 0,08%


Che fine fanno i soldi di chi non firma per nessuno? Anche quelli finiscono nel calderone, e vengono ripartiti a seconda dei voti di chi ha espresso la scelta. Sempre con la dichiarazione dei redditi del 2001, i soldi sono stati spartiti così:
Chiesa Cattolica 87,25%
Stato 10,28%
Valdesi 1,27%
Ebrei 0,42%
Luterani 0,31%
Avventisti 0,27%
Assemblee di Dio 0,20%

Negli ultimi anni circa quattro contribuenti su dieci hanno firmato esplicitamente per l'otto per mille. Visto che la maggior parte di chi firma (circa l'80% di loro) sceglie la Chiesa Cattolica, questa riceve ogni anno l'80% della torta, cioè più di 900 milioni di euro. Invece sei persone su dieci non scelgono niente, e la loro quota viene gestita dagli altri!

Cos'ha che non va questo meccanismo, all'apparenza così democratico?

* Quasi nessuno sa come funziona e i mezzi di informazione si guardano bene dal dirlo.
* Lo Stato non si fa nessuna pubblicità e tra le confessioni religiose solo la Chiesa Cattolica può permettersi grandi campagne.
* Chi non deve presentare la dichiarazione dei redditi (alcuni lavoratori dipendenti o i pensionati) spesso non sa come scegliere a chi destinare l'otto per mille.
* L'otto per mille potrebbe essere modificato ogni tre anni (ad esempio portandolo al sei per mille), ma questo non è mai stato neanche preso in considerazione.
* Il Ministero delle Finanze agisce in modo ben poco trasparente: sono anni, ormai, che comunica i risultati solo alle confessioni religiose.

CHI LO RICEVE

COSA NE FA

14 maggio 2009

papi ciulo



estratti da Repubblica.it

Le 10 domande mai poste al Cavaliere
L'INCHIESTA Le incoerenze di un caso politico che comincia a una festa di compleanno di Casoria e finisce sui media di tutto il mondo.
Quella festa a Casoria e le parole di Veronica. Il padre di Noemi e le candidature Pdl. Il Cavaliere non ha accettato di farsi intervistare da Repubblica.
Il rosario di incoerenze che si incardina sulla questione politica posta da farefuturo e dalla signora Lario (come Berlusconi seleziona le classi dirigenti) sollecita di rivolgere a Berlusconi
dieci domande:

1. Quando e come Berlusconi ha conosciuto il padre di Noemi Letizia, Elio?

2. Nel corso di questa amicizia, che il premier dice «lunga», quante volte si sono incontrati e dove e in quale occasioni?

3. Ogni amicizia ha una sua ragione, che matura soprattutto nel tempo e in questo caso – come ammette anche Berlusconi – il tempo non è mancato. Come il capo del governo descriverebbe le ragioni della sua amicizia con Benedetto Letizia?

4. Naturalmente il presidente del Consiglio discute le candidature del suo partito con chi vuole e quando vuole. Ma è stato lo stesso Berlusconi a dire che non si è occupato direttamente della selezione dei candidati, perché farlo allora con Letizia, peraltro non iscritto né militante né dirigente del suo partito né cittadino particolarmente influente nella società meridionale?

5. Quando Berlusconi ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia?

6. Quante volte Berlusconi ha avuto modo di incontrare Noemi e dove?

7. Berlusconi si occupa dell’istruzione, della vita e del futuro di Noemi. Sostiene finanziariamente la sua famiglia?

8. E’ vero, come sostiene Noemi, che Berlusconi ha promesso o le ha lasciato credere di poter favorire la sua carriera nello spettacolo o, in alternativa, l’accesso alla scena politica e questo «uso strumentale del corpo femminile», per il premier, non «impoverisce la qualità democratica di un paese» come gli rimproverano personalità e istituzioni culturali vicine al suo partito?

9. Veronica Lario ha detto che il marito «frequenta minorenni». Al di là di Noemi, ci sono altre minorenni che il premier incontra o «alleva», per usare senza ironia un’espressione della ragazza di Napoli?

10. Veronica Lario ha detto: «Ho cercato di aiutare mio marito, ho implorato coloro che gli stanno accanto di fare altrettanto, come si farebbe con una persona che non sta bene. E’ stato tutto inutile». Geriatri (come il professor Gianfranco Salvioli, dell’Università di Modena) ritengono che i comportamenti ossessivi nei confronti del sesso, censurati da Veronica Lario, potrebbero essere l’esito di «una degenerazione psicopatologica di tratti narcisistici della personalità». Quali sono le condizioni di salute del presidente del Consiglio?

29 aprile 2009

protezione.. civile?


Dal blog di Anna da L'Aquila alias Miss Kappa.
Nella foto le macerie della casa dello studente dopo il terremoto.
La vicenda sta avendo un seguito che potete naturalmente seguire sul suo blog.

martedì 28 aprile 2009
La protezione civile
La protezione civile ti espropria dell'unica cosa che ti è rimasta. Ti espropria di te stesso. La protezione civile è arrogante. La protezione civile ti pone in stato di polizia. Ti controlla. Ti esautora. Pretende di decidere per te. Anche l'ora del rientro al campo. La protezione civile mette il coprifuoco. Tutti dentro per la mezzanotte. Tutti in fila a fare i soldatini. Se non ti ha piegato il terremoto, ci pensa la protezione civile. E caccia i volontari, quelli che ti hanno aiutato prima che arrivasse. E blinda le informazioni. Tu sei un numero. Il numero che ti timbra sul cartellino. Provate a venire a L'Aquila, e provate a parlare con gli sfollati. La protezione civile ti obbliga a file estenuanti, anche solo per un pasto, o una doccia. Riempie moduli con mani ignoranti. E ti scheda. E ti immobilizza. E ti controlla. E, ottusa, non discerne. Siamo tutti potenziali delinquenti. La tua città, quello che rimane della tua città, è diventata loro.
Buttato giù da Anna alle ore 22.04

27 aprile 2009

retromarce


dal sito di Alessandro Robecchi

Sacconi, il ministro con la marcia indietro che voleva assolvere gli assassini
Vogliamo chiamarlo ripensamento? Vogliamo chiamarla resipiscienza? Oppure vogliamo soltanto chiamarla figura di merda? Coraggio, non sarebbe la prima volta per il ministro Contro il Welfare Maurizio Sacconi fa una figuraccia. Vi ricordate quando - durante le trattative per la rapina Alitalia - diceva "si chiude giovedì"? Ah, ah! Vi ricordate quando intimidiva medici e cliniche sulla vicenda di Eluana Englaro? Bene, ora siamo all’ultima performance (solo in ordine di tempo): l’articolo 10 bis del nuovo testo unico in tema di incidenti sul lavoro, che in pratica escludeva l’arresto per i manager delle aziende. Furbo? Di più: furbo con valore retroattivo, perché con quella norma i manager della Thyssen Krupp di Torino la farebbero franca (e il processo Eternit, allora?). Per fortuna se ne sono accorti i parenti delle vittime e il presidente Napolitano, che ha chiesto di riscrivere la norma. Sacconi, beccato in flagrante, ha fatto finta di niente, ha fatto un po’ l’offeso (ma figuratevi! Ma come osate! Ma come vi permettete!…) e ha promesso di cambiare la norma. Insomma: come nelle gomme da masticare di quando eravamo bambini,… riprova, sarai più fortunato. Figura di merda, insomma. L’amico dei padroni ci ha provato. E pensare che va in giro a dire di essere socialista! Strani socialisti girano, eh!
Nella foto, il ministro Contro il Welfare Sacconi esce con le mani alzate
Alessandro Robecchi

22 aprile 2009

earth day


Eppure soffia
E l'acqua si riempie di schiuma il cielo di fumi
la chimica lebbra distrugge la vita nei fiumi
uccelli che volano a stento malati di morte
il freddo interesse alla vita ha sbarrato le porte

Un'isola intera ha trovato nel mare una tomba
il falso progresso ha voluto provare una bomba
poi pioggia che toglie la sete alla terra che è vita
invece le porta la morte perché è radioattiva

Eppure il vento soffia ancora
spruzza l'acqua alle navi sulla prora
e sussurra canzoni tra le foglie
bacia i fiori li bacia e non li coglie

Un giorno il denaro ha scoperto la guerra mondiale
ha dato il suo putrido segno all'istinto bestiale
ha ucciso, bruciato, distrutto in un triste rosario
e tutta la terra si è avvolta di un nero sudario

E presto la chiave nascosta di nuovi segreti
così copriranno di fango persino i pianeti
vorranno inquinare le stelle la guerra tra i soli
i crimini contro la vita li chiamano errori

Eppure il vento soffia ancora
spruzza l'acqua alle navi sulla prora
e sussurra canzoni tra le foglie
bacia i fiori li bacia e non li coglie

Eppure sfiora le campagne
accarezza sui fianchi le montagne
e scompiglia le donne fra i capelli
corre a gara in volo con gli uccelli

Eppure il vento soffia ancora!!!
Pierangelo Bertoli

14 aprile 2009

c'è grossa crisi


dal Venerdì di Repubblica del 10 aprile 2009
di Curzio Maltese


L'animatore turistico al vertice dei Grandi
L'animatore Valtur che cazzeggia ai vertici internazionali sulla crisi come fosse in un film dei Fratelli Vanzina, un anno fa le corna ed un altro fa i cucù, strepita, urla e sbraita per farsi notare, con l'aria allegra dell'Italiano in gita, quello non è soltanto il nostro Presidente del Consiglio.
E' soprattutto uno che ha capito tanto, forse tutto, della psicologia della borghesia nazionale. A cominciare da un radicato, invincibile, complesso di inferiorità.
Berlusconi si infila in quelle pagliacciate per dimostrare che è davvero lì, in mezzo ai potenti della Terra, chiamato a partecipare a scelte epocali sui destini del Mondo. Il sentimento dominante è la Sorpresa. Lui stesso fativa a credere d'essere davvero il premier e perfino il padrone di una potenza economica occidentale. L'atteggiamento degli altri premier, improntato ad un unanime scherno, ben oltre le distinzioni tra Destra e Sinistra, conferma l'improbabilità della situazione.
Davvero la nazione più ricca di cultura ha scelto uno così per rappresentare il proprio approccio alla modernità?
Così si rafforza tuttavia anche la complicità con il popolo, perchè la maggioranza degli italiani condivide le debolezze del capo. Vive lo stesso complesso di inferiorità, anzitutto nei confronti della propria storia nazionale, dunque del resto del mondo.
L'italia intera fatica a prendersi sul serio come grande nazione e, non da oggi e non da Berlusconi, trova più appropriato farsi rappresentare da macchiette delle politica piuttosto che da statisti. Proprio per questa incredulità nei confronti delle conquiste ottenute, l'opinione pubblica stenta più delle altre nel rappresentarsi i rischi della crisi. Non vuole sentirne parlare.
In tutto l'Occidente ormai la Crisi è vissuta come una rivoluzione destinata a cambiare in modo permanente il rapporto dei cittadini con l'economia, i consumi, l'ambiente, la vita quotidiana. In Italia la Crisi è considerata alla stregua di un'influenza stagionale. Basta prendere un vaccino, coprirsi bene, magari mettersi a letto per un po', e aspettare che passi.
Una volta ristabiliti, si ricomincerà esattamente come prima. Il Governo s'è messo a distribuire qualche piccolo bonus per affrontare le spese mediche delle famiglie, tutto qui. Berlusconi e Tremonti si guardano bene dal varare giganteschi piani d'intervento, come nei Grandi Paesi. Non perchè non ve ne sia bisogno, ma perchè romperebbero l'incantesimo, l'eterna luna di miele con l'elettorato. Ma dov'è questa crisi? Si cantava così nell'Italietta fascista degli anni Trenta.
Curzio Maltese

guerra tra poveri


Questa è la mail che m'è arrivata qualche giorno fa da A, B, C, solidarietà e pace – ONLUS, l'organizzazione con la quale ho avviato un po' d'anni fa l'adozione a distanza di un bambino brasiliano, sulla questione del 5 per mille ai terromotati dell'Abruzzo.
Ne parla più in generale anche Repubblica.it qui.
Appena sentita la nuova "genialata" di Tremonti avevo subito pensato alla possibili ripercussioni sulle varie associazioni di volontariato e non posso che trovarmi d'accordo con esse. Scrive ABC onlus:



Italia – 5 x 1000: sciacallaggio contro il terremotato “Terzo Settore”

Sull’onda emotiva del dramma che stanno vivendo i nostri amici abruzzesi e approfittando del week-end pasquale il ministro Tremonti ha ideato un atto di “sciacallaggio” nei confronti di un terremotato “Terzo settore”: si è inventato, prendendo forse spunto dal suggerimento della Emma Bonino relativo all’utilizzo dell’8 per mille da destinare alla ricostruzione delle zone terremotate, l’inserimento “forzato” dell'Abruzzo nell'elenco delle causali di destinazione per il 5 per mille.

Volendo essere “antipopulisti” e, forse, anche cinici a noi quest’idea sembra iniqua perché:

1) spoglia un altare per vestirne un altro, avvilendo finanziariamente, più di quanto già non lo sia, un Settore, il Terzo, che lavora tutti i giorni per aiutare altri “terremotati”, in Italia e nel mondo, e per il quale il 5 per mille è una risorsa preziosa che, allo stato delle cose, rivitalizza le entrate a favore del mondo del volontariato sempre più in diminuzione (giova ricordare che l’ultima Finanziaria ha ulteriormente dimezzato, rispetto al già misero 2008, l’aiuto pubblico allo Sviluppo, ovvero Cooperazione internazionale, che è sceso a livelli mai raggiunti prima: lo 0,11-0,12 per cento del Pil);

2) crea una graduatoria della disperazione e mette in competizione realtà difficili e ai margini, in Italia e all’estero;

3) suscita uno “scontro religioso” in quanto è inspiegabile, a questo punto, perché non si dovrebbe piuttosto ricorrere all’8 per 1000 (che è il meccanismo mediante il quale lo Stato italiano, attraverso la scelta dei contribuenti, devolve l’8 per mille dell’intero gettito fiscale IRPEF alla Chiesa cattolica o ad altre confessioni ), tanto più che esso è già destinabile, secondo la legge, ad affrontare “ le calamità naturali”, al contrario del 5 per mille. Oltretutto, nel 2006 il gettito derivante dal 5 per mille fu di circa 329 milioni di euro, mentre quello dell’8 per mille di 930 (nel 2007 il gettito derivante dall’8 per 1000 è stato di 991 milioni mentre quello del 5 per 1000 non potrà essere superiore i 250 milioni che è il tetto fissato con un Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 16 marzo 2007);

4) deresponsabilizza, nei confronti del Terzo Settore, l’autore di questo “sciacallaggio” che si nasconderà dietro la non obbligatorietà della scelta dei contribuenti.

07 aprile 2009

radon o non radon


da www.legambiente.eu

Emergenza terremoto in Abruzzo
Potete versare un contributo tramite bonifico bancario per aiutare le operazioni di soccorso e assistenza alla popolazione colpite dal sisma, queste le coordinate bancarie:

bonifico bancario su Banca Popolare Etica
conto corrente intestato a : Legambiente Onlus - S.O.S. Via Salaria, 403 - 00199 Roma
IBAN IT 79P050 1803 2000 0000 0511 440
specificare nella causale "Emergenza terremoto in Abruzzo"


Legambiente come associazione nazionale di volontariato di protezione civile si sta attivando per partecipare alle operazioni di soccorso: squadre di volontari stanno partendo da tutta Italia per raggiungere la zona dell’Aquila per portare assistenza e solidarietà alla popolazione.
[ 06-Apr-2009 ]

01 aprile 2009

salario minimo


Firma la petizione online per sostenere l'approvazione della legge

da www.sinistracritica.org

OBIETTIVO RAGGIUNTO! 70MILA FIRME PER LA PRIMA LEGGE DELLA SINISTRA IN PARLAMENTO
Lavoro/ Sinistra critica presenta in Senato pdl su salario minimo
di Apcom
Raccolte 70mila firme, "ora il Parlamento discuta proposta"

Roma, 25 mar. (Apcom) - Una proposta di legge di iniziativa popolare è il sistema scelto da Sinistra critica, uno dei movimenti nati dalla diaspora di Rifondazione comunista, per 'rientrare' in Parlamento: stamattina una delegazione di Sc è stata ricevuta dal vicepresidente del Senato Vannino Chiti per presentare la proposta, firmata da oltre 70mila persone in sei mesi di campagna politica. Sc propone l'introduzione di un 'salario minimo intercategoriale' di 1.300 euro mensili e la reintroduzione della scala mobile. La proposta legislativa depositata in Senato e stata già trasmessa alla Commissione competente e i rappresentanti di Sc l'hanno illustrata nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Madama. Sinistra critica, ha spiegato l'ex deputato Salvatore Cannavò, ha chiesto alla presidenza di Palazzo Madama "di rispettare l'impegno all'apertura alle forze extraparlamentari., Noi non abbiamo elemosinato spazi ma abbiamo seguito la legge, raccogliendo le firme sulla pdl di iniziativa popolare. Ora chiediamo che venga discussa e che i promotori vengano ascoltati in audizione dalla commissione Lavoro: è lo stesso percorso che sta seguendo Beppe Grillo per le sue proposte di legge". Nel corso dell'incontro, precisa una nota del Senato, il vicepresidente Chiti ha espresso il suo personale apprezzamento per il lavoro svolto dagli uffici del Senato per la verifica del disegno di legge di iniziativa popolare e l'auspicio che sui contenuti del provvedimento si possa aprire un ampio confronto tra le forze politiche.
«Atto Senato n. 1453- XVI Legislatura
Norme in materia di introduzione del salario minimo intercategoriale e del salario sociale, previsione di minimi previdenziali, recupero del fiscal drag e introduzione della scala mobile
Iniziativa Popolare

Presentato in data 9 marzo 2009; annunciato nella seduta n. 173 del 17 marzo 2009» (da www.senato.it).
MERCOLEDI' 25 H. 12 IN SENATO, CONFERENZA STAMPA CON FRANCO TURIGLIATTO E SALVATORE CANNAVO'
E' stata annunciata in aula al Senato l’avvenuta presentazione della proposta di Legge di iniziativa popolare per il Salario minimo netto a 1300 euro, il Salario sociale per disoccupati e i Minimi previdenziali a 1000 euro (limite minimo anche per Cig e Mobilità), il recupero del Fiscal drag e la reintroduzione della Scala mobile. Pagati dalla cancellazione della riduzione del cuneo fiscale a imprese, banche e assicurazioni e dalla tassazione delle rendite finanziarie.Si tratta della prima legge della Sinistra presentata in questo Parlamento.
Per Sinistra Critica è un successo evidente.
Per oltre sei mesi i suoi militanti hanno realizzato una campagna di massa che ha ottenuto l’adesione di oltre 70mila sottoscrittori e che ha consentito di discutere con centinaia di migliaia di lavoratori e lavoratrici, pensionati, studenti.

E' tempo di affermare con chiarezza che la crisi devono pagarla coloro che l'hanno provocata, banche e padroni, e non i lavoratori. Per questo esigiamo un programma d'urgenza che preveda il salario minimo, il salario sociale, l'interdizione dei licenziamenti, la nazionalizzazione delle banche e delle imprese che mettono a rischio i posti di lavoro, una Patrimoniale non caritatevole, che colpisca i profitti e le grandi fortune . Senza scambi con ulteriori peggioramenti del sistema previdenziale e di welfare.
Il nostro primo obiettivo, ora, è che la legge venga discussa davvero. Per questo chiediamo di essere ricevuti in audizione dalla Commissione Lavoro per arrivare rapidamente al voto del Parlamento.
I contenuti della Legge sono condivisi da importanti settori delle sinistre sindacali (Rete28A Cgil, Rdb-Cub e SdL in particolare) che, con un appello di sostegno, hanno chiesto la contemporanea discussione della Legge popolare sulla Scala mobile presentata nella passata legislatura.
La campagna continua.
Sul sito www.51000.it sarà possibile firmare la petizione online per sostenere questa proposta e per organizzare Comitati unitari contro la crisi.
Per il momento non possiamo che ringraziare tutti e tutte coloro che hanno firmato. Sinistra Critica ha voluto dimostrare la propria esistenza e il proprio ruolo con un'iniziativa concreta, dal basso, in grado di prospettare un'alternativa alle ricette del liberismo e del riformismo pallido del centrosinistra. Una sinistra coerente, radicale, anticapitalista.
Una sinistra utile che vale la pena rafforzare.
www.51000.it